Wojtyla Segreto
Postato il 13 maggio, 2011
in Wojtyla Segreto | 5 Commenti
Wojtyla, Marcinkus, Calvi e lo IOR
Sono Ferruccio Pinotti, sono un giornalista d’inchiesta autore di numerosi libri di indagine su temi scomodi, come Comunione e Liberazione, la Lobby di Dio recentemente, Opus Dei segreta, L’Unto del Signore, cioè i rapporti tra Berlusconi e il Vaticano, Poteri Forti sul caso Calvi – Ambrosiano, Colletti Sporchi sul tema del riciclaggio e dei poteri criminali.
In questo libro io e il collega vaticanista de La Stampa di Torino Giacomo Galeazzi, affrontiamo alcuni nodi estremamente critici della beatificazione di Giovanni Paolo II.La prima domanda è quale sia il rapporto tra il pontificato di Giovanni Paolo II e l’attuale pontificato di Ratzinger. Si tratta di una successione molto stretta in quanto Ratzinger era stato identificato da Giovanni Paolo II come suo successore già durante la fase della malattia e il comune lavoro di distruzione della teologia di Liberazione in America Latina e di copertura della pedofilia ecclesiastica e degli scandali presenti in tutto il mondo. Ma Ratzinger è il continuatore della politica di Wojtyla anche per l’appoggio indiscriminato e quasi ossessivo a movimenti integralisti e reazionari come l’Opus Dei, Comunione e Liberazione, Neocatecumenali, Focolarini, Legionari di Cristo, che sono stati commissariati da Ratzinger per i pesanti abusi sessuali, ormai comprovati, però tuttavia non sono stati certamente cancellati dalla galassia dei movimenti vaticani più vicini al Pontefice.
La protezione di Wojtyla di un discusso personaggio come mons. Marcinkus affonda le sue radici molto tempo indietro, nel senso che è Wojtyla che nomina Marcinkus alla guida dello IOR, è Wojtyla che gli consente di accentrare un potere fortissimo nella gestione della potente e ricca banca vaticana, è Wojtyla che protegge Marcinkus in tutte le sue operazioni più sporche compiute con il banchiere piduista e massone Roberto Calvi.
Questo perché aveva delle finalità politiche in quanto lo IOR e Marcinkus dovevano essere le casseforti per finanziare le operazioni sporche del Vaticano, volute e avallate da Giovanni Paolo II, pensiamo ad esempio al finanziamento di Solidarnosc e dei movimenti anticomunisti in Polonia e in tutto l’Est europeo, pensiamo all’appoggio alle dittature sudamericane che contrastavano la teologia di Liberazione e qualsiasi movimento di rivolta. Quindi Wojtyla non ha esitato a servirsi di Marcinkus e di Calvi per compiere delle operazioni molto gravi, ad esempio gli atti del processo Calvi e la testimonianza del giudice Tescaroli che noi abbiamo raccolto dimostrano come persino denaro della mafia sia stato riciclato nel Banco Ambrosiano e di lì riversato nelle casse di Solidarnosc e del movimento polacco. Una vasta operazione che vedeva attorno a sé anche buona parte delle cancellerie occidentali, sicuramente quella americana. Noi abbiamo ricostruito in particolare il rapporto tra Zbigniew Brzezinski, il potentissimo polacco consigliere per la sicurezza nazionale durante la presidenza Carter, ma anche molto ascoltato durante la presidenza Reagan che, d’intesa con Wojtyla, non solo ha creato le basi per il suo pontificato mobilitando l’episcopato americano durante il conclave che lo ha eletto, ma ha disegnato una strategia di distruzione dell’impero sovietico fondata proprio sulla religione. Quindi una offensiva ad Est attraverso la cattolica Polonia e Solidarnosc e un’offensiva a sud attraverso l’appoggio alla resistenza afgana dei mujahidin all’invasione sovietica, fenomeni che poi genereranno Al Qaeda.
Quindi Wojtyla non esita a servirsi cinicamente di Calvi e dell’Ambrosiano, a svuotarne le casse, noi abbiamo riproposto una testimonianza raccolta da me anni fa alla vedova di Roberto Calvi la quale ci diceva in via esclusiva che il marito si inginocchiò al Papa in un incontro riservato durante il quale il Papa gli disse “Se tu mi aiuterai in Solidarnosc sulla Polonia io ti affiderò le finanze vaticane”.
Quindi un uso assolutamente sconsiderato, cinico, che poi dopo vedrà una protezione attiva di Wojtyla nei confronti di Marcinkus quando esploderà il caso dell’Ambrosiano nel senso che il Vaticano si è sempre opposto alle richieste di estradizione di Marcinkus, anche solamente alla possibilità di interrogarlo sul clamoroso crack dell’Ambrosiano. Quindi questo dimostra la piena coscienza di Wojtyla.
La caduta dell’URSS e il terzo segreto di Fatima
A questo aspetto va anche assommato il fatto che un intimo amico del Papa, cioè mons. Padre Hnilica, un discusso vescovo cecoslovacco ordinato clandestinamente che creò la fondazione Pro Fratibus, cercò di versare 1,5 miliardi dello IOR a Carboni per impossessarsi delle carte segrete di Roberto Calvi che il banchiere portava con sé nella propria valigetta durante l’ultimo viaggio che lo condusse alla morte sotto il ponte dei Frati Neri a Londra. Quindi Wojtyla coltivava tutta una serie di amicizie particolari, pericolose, finalizzate alla sua strategia politica.
Nel libro abbiamo elencato le ragioni per le quali secondo noi la beatificazione di Wojtyla è inopportuna o quanto meno discutibile. Il primo capitolo rientra nell’uso cinico di Marcinkus e di Calvi per l’operazione di finanziamento alla Polonia, il secondo capitolo è quello della distruzione della teologia della Liberazione attraverso la scomunica di sacerdoti impegnati nei movimenti diciamo di resistenza o comunque di emancipazione del popolo latinoamericano. Wojtyla mentre mons. Romero veniva ucciso dagli squadroni della morte non esitava a farsi ritrarre abbracciato a Pinochet sul balcone del Palazzo della Moneda. Il terzo capitolo è la copertura della pedofilia anche attraverso l’appoggio a Marcial Maciel, il padre fondatore dei Legionari di accusato di numerosi abusi, il quarto capitolo è l’appoggio ai movimenti integralisti come Opus Dei, Comunione e Liberazione, Legionari di Cristo, Focolarini, che ormai sono una vera e propria chiesa nella chiesa molto pericolose e attente agli affari.
La vera natura del rapporto tra Wojtyla e Solidarnosc è quella di un appoggio geopolitico e strategico e finanziario assolutamente irrituale, cioè il Papa decide, d’intesa con l’amministrazione americana, con la cancelleria francese e con una serie di forze, di distruggere il comunismo attraverso la Polonia e l’uso di Solidarnosc. In questo processo lui fa pervenire giganteschi finanziamenti, aiuti logistici, aiuti in termini informativi e di intelligence, fa di tutto per aiutare la causa di Solidarnosc e per esercitare una fortissima pressione sul generale Jaruzelski che rimarrà avviluppato dalla strategia del Papa tesa a fare della Polonia il nucleo centrale del disfacimento dell’impero sovietico. Per fare questo Wojtyla utilizza tutti i mezzi, è un Papa machiavellico che fa suo il famoso motto “il fine giustifica i mezzi” e quindi non esita a servirsi di personaggi discutibili come Flavio Carboni, come l’ex agente del Sismi Francesco Pazienza che con noi ha ammesso di avere persino trasportato dei lingotti d’oro in Polonia nascosti in una Lada.
Ecco quindi c’è tutta un’operazione geopolitica anche con il sostegno dei socialisti. Addirittura ci sono dei soldi e dei conti esteri di Craxi che finiscono alla causa polacca, con l’aiuto persino del network massonico internazionale, insomma si cerca in tutti i modi di distruggere il comune nemico dell’Occidente che è il comunismo.
Spesso ci si è chiesti quale sia il rapporto tra Wojtyla e il terzo segreto di Fatima. Apparentemente il Vaticano ha finto di rivelarlo dicendo che sostanzialmente il terzo segreto di Fatima era l’attentato al Papa, poi diciamo finito tra virgolette bene nel senso che la protezione di Maria avrebbe evitato il peggio tanto che uno dei proiettili sparati contro Wojtyla venne incastonato nel diadema di Fatima. In realtà sembra trattarsi di una operazione puramente mediatica e che invece il terzo segreto di Fatima, stando a varie testimonianze, riguardi il disfacimento della Chiesa, le lotte contrapposte, l’avvicinarsi di una crisi morale della Chiesa che sembra proprio quello che sta succedendo perché la Chiesa divisa tra fazioni e gruppi di potere, massoni, Opus Dei, Comunione e Liberazione, Focolarini, sta diventando una Chiesa fatta di lobby, una Chiesa fatta di poteri sempre più attenta alla finanza, alla politica, coinvolta anche in scandali come quello recente della propaganda Fide, in affari sporchi. E di conseguenza il terzo segreto di Fatima sembra veramente riguardare questo più che non l’attentato al Papa.
Perché Comunione e Liberazione è la lobby del Terzo Millennio
Postato il 23 febbraio, 2011
in La lobby di Dio | 15 Commenti

Lo sostiene nel suo libro Ferruccio Pinotti che aggiunge: “Più potente dell’Opus Dei più efficiente della massoneria, più ‘connessa’ di Confindustria: è un network di potere che sta conquistando crescenti posizioni in Italia e nei paesi stranieri”
Più di due anni di intense ricerche, contatti e testimonianze. Giornate intere di lavoro per consultare migliaia di pagine di atti giudiziari e pubblicazioni. Anche in questa sua ultima corposa ed affascinante inchiesta su Cl (La Lobby di Dio, Chiarelettere, 2010, in collaborazione con Giovanni Viafora), il giornalista Ferruccio Pinotti offre ai lettori materiali inediti e interviste esclusive per scavare nel mondo di una delle realtà associative più controverse e meno conosciute: “Più potente dell’Opus Dei, più efficiente della massoneria, più ‘connessa’ di Confindustria. E’ Comunione e liberazione, la lobby del terzo millennio, un network di potere che sta conquistando crescenti posizioni in Italia e all’estero” [dalla prefazione]
Dopo il successo di “Opus Dei Segreta”, un nuovo libro su un’altra delle realtà più discusse e controverse legate alla Chiesa: Comunione e liberazione. Perché questa inchiesta? Si tratta di una inchiesta necessaria, su un tema che finora nessuno ha avuto il coraggio di sfiorare, perché Cl è una realtà potente, trasversale, abile, che gode di forti appoggi, in tanti ambienti. Anni fa due colleghi avrebbero dovuto pubblicare un libro inchiesta sul tema col Saggiatore, poi hanno abbandonato. Io ci sono riuscito.
Come si è sviluppata la sua indagine? Ho sviluppato un enorme lavoro sul campo, in un arco di tempo di circa due anni, grazie anche a un team investigativo composto da validi collaboratori, giovani giornalisti molto in gamba. In appendice sono citate ben 55 interviste, ma i vari contatti sono stati molti di più. Abbiamo scoperto una mole gigantesca di informazioni, riunite in un una inchiesta organica, che spero possa offrire strumenti di conoscenza e aiutare a far riflettere.
Come e quando nasce Comunione e liberazione? Nasce nel 1954 su impulso di don Luigi Giussani, poi si sviluppa cercando di divenire un fatto politico con il Movimento Popolare nel 1975. Una decina di anni dopo, Cl dà origine alla Compagnia delle Opere. Oggi Cl è una realtà potente, con oltre 300.000 aderenti, diffusa in molti Paesi del mondo.
Quali sono le ragioni del suo successo, in particolare tra i giovani? Cl ha successo perché, in un mondo dove le proposte e le alternative per i giovani sono pochissime, rappresenta un’offerta esistenziale allettante, in quanto disegna per loro un percorso di sviluppo integrato: amicizie, famiglia, carriera, lavoro, fede. Tutto si fonde in Cl, in un mix che,per molti, risulta attraente. Ma ha anche i suoi prezzi, il suo lato oscuro: e proprio ad esso si dedica la mia inchiesta.
Perché è riuscita negli anni a catalizzare consensi da parte di politici di tutti i partiti? Cl si è distinta per un forte trasversalismo con la politica, prima con la Dc e con il Psi, oggi con Berlusconi e il Pdl. Ma anche politici di sinistra come Bersani, Letta, Renzi e Rutelli sono vicini a Cl, che ha dato vita a un vantaggioso matrimonio tra le cosiddette Coop rosse e aziende della Compagnia delle Opere.
Non solo fede, dunque. La Compagnia delle Opere è il braccio economico di Cl. Qual è il giro d’affari di questa associazione di imprenditori vicini al movimento di Giussani? Le imprese associate alla Compagnia delle Opere sono circa 34.000, per un fatturato stimato in almeno 70 miliardi di euro. Aderiscono anche un migliaio di associazioni che operano nel settore “no profit”. Consideriamo che sono dati in difetto, perché rappresentano soltanto le imprese formalmente iscritte alla Compagnia, essendoci anche moltissime altre società che, pur non aderendo, si riconoscono in essa. Nel 2008 il numero di associati della Cdo di Milano ha superato quelli di Assolombarda. La Compagnia ha 41 sedi in Italia e in altri 17 Paesi.
Quali settori dell’economia e della società sono più appetibili per Cl? La Cdo è forte nella sanità, nell’energia, nella finanza, nell’immobiliare, nei fondi europei: e il libro scava una per una tutte queste aree di affari, con tanto di dati alla mano e analisi di atti giudiziari.
Chi sono i memores domini? Sono dei laici votati alla povertà, alla castità e all’obbedienza. Vivono in residenze apposite, ma occupano posizioni anche di prestigio nel mondo. Rappresentano l’èlite del movimento. Il più celebre di loro è Roberto Formigoni, attuale presidente della Regione Lombardia, in cui la presenza di Cl è fortissima. [Il libro contiene dieci domande che Pinotti avrebbe voluto rivolgere a Formigoni, riguardanti il suo rapporto con Cl. Dopo diversi tentativi per contattarlo, i quesiti sono stati inviati alla sua segreteria, senza mai ottenere risposta. n. d. r.].
Hai riscontrato analogie tra questi “Guerrieri di Dio”, come tu stesso li definisci, e i numerari dell’Opus Dei? Al pari dei numerari dell’Opus Dei, hanno una visione integralista del mondo, vedono solo la causa di Cl, fanno un penetrante proselitismo tra i giovani e occupano un posto di rilievo nella gestione delle finanze del movimento.
Cosa ti ha colpito di più durante le tue visite al Meeting di Rimini? Mi ha colpito l’incredibile organizzazione, l’altissima partecipazione giovanile, l’adesione acritica alla proposta che viene dai vertici di Cl. Ma anche la prevalenza di incontri a tematica economico-finanziaria rispetto a quelli in cui si discute di religione e fede.
Ritieni che gli incessanti riferimenti all’amicizia siano autentici o abbiano secondi fini? Ci sono sicuramente molte persone convinte e in buona fede, ma tante altre, in particolare se adulte, entrano in Cl soprattutto per ragioni di interesse. Ecco, questi non aiutano di certo il movimento a mantenere un profilo alto e pulito, puntando invece solo agli affari e al potere. Nel libro l’ho definito “capitalismo dell’amicizia”, nel senso che non raramente in Cl si sfruttano concetti come amicizia e famiglia per iniziare a gestire affari e interessi assieme.
Nel suo libro, per la prima volta, parla Bruno Vergani, un fuoriuscito da Cl: cosa l’ha colpita di più della sua testimonianza? La sua testimonianza è assolutamente limpida, pulita e in buona fede. Un percorso intellettuale di sofferta consapevolezza, complesso e difficile che da solo meriterebbe un libro. Vergani ha scritto un testo teatrale autobiografico che racconta la sua esperienza nell’organizzazione durante gli anni ’70. Non è facile uscire da Cl, serve molta forza perché ci si ritrova soli, magari oggetto di forti critiche. Non si lascia questa realtà a buon mercato: non è certo una passeggiata!
Ritieni verosimile che Cl possa mirare ad occupare con suoi esponenti di rilievo il Vaticano e Palazzo Chigi? Assolutamente sì, in Vaticano gira una battuta: “L’obiettivo di Cl? Il prossimo papa e il prossimo premier!”. Ebbene il grande protettore di Cl, il cardinale Scola, patriarca di Venezia, è in pole position per la successione a Ratzinger, seguito da Memores Domini di Cl. Mentre Tremonti è un uomo molto vicino alle istanze di Cl, che potrebbe rappresentare un premier perfetto nella successione a Berlusconi.
Intervista a cura di Michele Turazza – Polizia e Democrazia 141 – Febbraio 2011
Non voglio il silenzio
Postato il 22 febbraio, 2011
in Libri | Lascia un commento
La paura è un respiro trattenuto, le parole diventano un sussurro e cedono al silenzio. Quando riceve la telefonata, la voce femminile che lo strappa al sonno è spaventata e gli dà appuntamento per il giorno successivo, in un’aula di tribunale. Un incontro che non avverrà, perché in quell’aula, davanti ai suoi occhi, un uomo uccide la ragazza e si toglie la vita. Da lei, fa in tempo a udire solo poche sillabe. Solara.
Basta quel nome. Un nome che lo riporta al pomeriggio in cui sua moglie muore in un incidente stradale, lasciandolo solo a crescere Giulia. E ancora più indietro, all’estate in cui una bomba fa esplodere in una strada di Palermo la vita di un magistrato. Solo un episodio di una lunga stagione di stragi che, ancora una volta, getta l’Italia nel terrore. La verità di quei giorni è sepolta sotto un cumulo di macerie che in troppi hanno interesse a non rimuovere.
Forse, l’uomo avrebbe dovuto lasciar perdere, il giorno in cui ha sentito quel nome. Fingere di non sapere che l’inchiesta su cui si erano inutilmente accaniti suo padre e sua moglie, entrambi giornalisti, aveva lasciato nervi scoperti.
Perché in un Paese che si regge sui silenzi e le menzogne, la verità può diventare inafferrabile.
Intervista a Ferruccio Pinotti
Postato il 15 dicembre, 2010
in La lobby di Dio | 6 Commenti
Ieri a Roma la voce della Chiesa era assente. Cristo e San Francesco, don Ciotti e padre Zanotelli erano altrove. Le strade della Capitale erano piene di urla, di minacce e di roghi, di manganelli e di sanpietrini, di rabbia popolare e di repressione. Il Vaticano era troppo occupato in Parlamento. Non portava paramenti sacri, né predicava insegnamenti evangelici. I cardinali avevano il volto di Berlusconi, di Tremonti, ma anche di Casini e di Bersani. Una Chiesa di governo e di opposizione, ubiqua in ogni partito nel nome di interessi concreti, terreni, di natura economica e non spirituale. Di affari di 70 miliardi di euro all’anno benedetti dallo Spirito Santo nella forma di Comunione e Liberazione e della Compagnia delle Opere. Don Giussani, il fondatore di CL, voleva portare la Chiesa nella società. I suoi successori hanno trasformato la Chiesa in una società per azioni.
Cl e la crisi di Silvio
Postato il 9 dicembre, 2010
in La lobby di Dio | 10 Commenti

Il rapporto tra il movimento ecclesiale e Berlusconi è una sinusoide dall’andamento complesso. La caduta del governo preoccupa il gruppo di potere.
Come si muoverà Comunione e Liberazione di fonte alla crisi di Silvio Berlusconi? Quali prospettive apre per la super lobby cattolica?
Il rapporto tra CL e Silvio è sempre stato forte, tanto che i suoi vertici hanno espresso più volte un aperto “endorsement” a Silvio in varie tornate elettorali. Berlusconi è stato infatti un aperto sostenitore del movimento per almeno trent’anni. Nella prestigiosa villa di Via Rovani si tenevano le prime riunioni de “Il Sabato”, il settimanale di Cl, che venne sostenuto finanziariamente da Berlusconi. Anche la Compagnia delle Opere, il braccio economico di CL, ha sempre espresso vicinanza al Pdl, nelle cui file militano lo stesso presidente della Regione Lombardia e il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi.
Tuttavia il rapporto di Cl con Silvio è una sinusoide dall’andamento complesso, che si intreccia con i destini del potente gruppo di potere. In una certa fase, nel 2008, Berlusconi è parso affidare a Formigoni l’ambito ruolo di delfino e il ruolo di cordinatore del Pdl. Poi qualcosa si è rotto, Formigoni ha abbandonato la funzione, si è fatto da parte senza per questo tradire l’amico Silvio. Il movimento ha cercato di rimanere sotto traccia, di andare d’accordo con la Lega, nei confronti della quale esistono diffidenze ma anche sintonie mirate alla destrutturazione dello Stato in vista dell’affidamento ai privati (ovvero alla Compagnia delle Opere) di vasti pezzi della sanità, della scuola, delle infrastrutture.
Poi è arrivata la crisi interna al Pdl, il distacco di Fini, la nascita di Futuro e Libertà. Il nuovo movimento ha messo in evidenza la tensione esistente, nel polo di destra, tra laici e cattolici, tra modernisti e tradizionalisti. Italo Bocchino ha attaccato duramente Maurizio Lupi e il sistema spartitorio di CL in una diretta televisiva, Fini ha illustrato il disegno di un partito laico su temi come il fine vita ed altre tematiche sensibili.
Fli ha iniziato a svolgere il ruolo che i falangisti svolgevano nei confronti dei governi “opusiani” della Spagna franchista: un dissenso da destra, una critica severa dell’alleanza trono-altare che anche Berlusconi persegue tenacemente nei rapporti col Vaticano.
La spaccatura e l’annuncio di voler far cadere il governo hanno creato ulteriori preoccupazioni in Cl e Cdo, che amano il lobbying soft, riservato, la transazione continua sugli affari concreti, come l’Expo 2015 e i grandi business come l’energia e il nucleare. Ancora più tensione in Cl genera la nascita del cosiddetto terzo polo: l’idea che Casini e Rutelli si alleino con il super-laico Fini spaventa a morte la lobby ciellina, la getta nel panico. Questo perché il leader naturale sarebbe Fini, che ha ben poche simpatie per l’alleanza Cl-Lega e per l’espansione di Cdo in molte regioni, come il Veneto e il Lazio. Ma anche Casini desta preoccupazione perché non è perfettamente identificato in CL ma in questo momento è considerato nei sondaggi come l’interprete più fedele del voto cattolico. Rutelli, simpatizzante di Cl ma anche dell’Opus Dei (e comunque di tutte le realtà dove si muove il potere) è un partner mobile e poco affidabile.
Di qui la grande preoccupazione di Cl, che nei giorni scorsi ha invitato i cattolici a non schierarsi con FLI, invitando Casini a non allearsi con Fini. A dare una mano a CL è intervenuto il cardinale Bertone, che in un colloquio con Silvio ha precisato che lui, quanto al terzo polo, “non celebra matrimoni tra uomini”, lasciando così capire che il vaticano non benedice la nuova alleanza e continua a vedere in Silvio l’interlocutore privilegiato per i suoi bisogni.
Nonostante questo, la paura in Cl è tanta, e si somma alle incertezze sul futuro politico del suo leader, Roberto Formigoni, che alla fine del terzo mandato come presidente della Regione Lombardia dovrà pur identificare una “mission” forte. Certo è che la crisi del Berlusconismo fa venire meno, per Cl, un alleato forte e ben identificabile, rimescolando le carte in direzioni ancora tutte da identificare.
Cl: obiettivo Expo
Postato il 4 dicembre, 2010
in La lobby di Dio | 1 Commento

L’appuntamento milanese e gli interessi di Comunione e Liberazione che cerca di sfilare la leadership al Comune e al sindaco Moratti. Il rischio delle infiltrazioni criminali
L’Expo 2015 rappresenta una delle aree di interesse di tutto un mondo di affari pubblici e privati che ruota intorno alla Lombardia e a Milano, e che vede degli esponenti di Comunione e Liberazione in posizione molto forte. Basti ricordare che sono governate e dirette da Cl tutte quelle società di matrice pubblica o pubblico – privata come Finlombarda, Infrastrutture Lombarde, Cestec, Ferrovie Nord, che sono state create ad hoc per gestire appalti, gestire iniziative pubblico – private di sviluppo, tra le quali sicuramente figura anche Expo 2015.
L’Expo milanese è una vicenda che comporterà dei giganteschi interessi in termini di rivalutazione di aree che prima non erano edificabili e che adesso diventano edificabili, nel sorgere di centri convegni, di abitazioni, di poli tecnologici. E’ naturale che la leadership lombarda, tutta in mano a Comunione e liberazione e a Compagnia delle opere, abbia degli interessi fortissimi relativamente all’Expo 2015 e che tenga anche a sottrarre al Comune di Milano, e quindi al Sindaco Moratti, anche la titolarità dell’iniziativa e di quelli che saranno i benefit di un’operazione così importante e così di rilievo.
Tutto questo deve indurre anche a una sorveglianza particolarmente attenta. Come segnalato anche da recenti rapporti della direzione investigativa antimafia, esistono pericoli di infiltrazioni di interesse di carattere criminale e comunque di penetrazione di soggetti e società la cui affidabilità è legalità andrebbe vagliata con molta attenzione. Dire che Comunione Liberazione abbia implicazioni con ambienti di dubbia qualificazione legale e morale relativamente all’Expo 2015 è certamente eccessivo e rischioso, nel senso che la responsabilità è sempre individuale e bisogna fare attenzione a non fare di tutte le erbe un fascio. Tuttavia quello che va sottolineato è che la tendenza dei vertici di Cl e di Cdo a costruire dei sistemi chiusi nei quali spesso competono aziende pubblico – private che sono rappresentate da appartenenti a Cl o alla Compagnia delle opere, può offrire il fianco a situazioni di infiltrazioni anche involontarie. La mancanza di competizione, la mancanza di apertura al mercato che dovrebbe essere una caratteristica delle economie aperte, può sempre creare spazio per pericolose presenze che sono da evitare.
Ci sono state varie inchieste giudiziarie che hanno riguardato l’ambiente, il mondo in senso lato che ruota intorno a Cl e alla Compagnia delle Opere, una di queste è senz’altro l’inchiesta “Why not” che ha portato una condanna a due anni in primo grado di Antonio Saladino, che era il principale responsabile e leader della Compagnia delle Opere del meridione. Gli atti dell’inchiesta “Why not”, ormai pubblici, mettono in evidenza tutto il sistema operativo della Compagnia delle Opere nella realtà del sud Italia, quindi la canalizzazione di fondi europei, l’utilizzo di società ad hoc per una serie di finalità, un certo modo di concepire gli affari.
L’inchiesta è stata ridimensionata fortemente dalle polemiche che sono sorte sulla figura di De Magistris quindi non ha sviluppato pienamente un apparato sanzionatorio al di là della condanna in primo grado a Saladino. Tuttavia gli atti illustrano un sistema sul quale sarebbe interessante avere una parola da parte di Cl e di Cdo.
Vi è stata poi un’altra inchiesta, la cosiddetta inchiesta Cascina che riguarda una società operante da molto tempo nel settore della ristorazione, delle mense e successivamente anche dei centri di accoglienza per gli immigrati, la quale è stata accusata a più riprese da vari tronconi di indagine condotti anche da diversi magistrati, di pratiche non propriamente corrette. In alcuni casi questo si è risolto in condanne, in altri casi in assoluzioni, in altri casi in prescrizioni.
Vi e’ stata, poi, l’inchiesta, attualmente ancora, in corso della Procura di Padova, relativamente a corsi di formazione finanziati da fondi pubblici e da fondi europei che ha condotto recentemente al rinvio a giudizio di 10 persone, che sono sostanzialmente i vertici della Cdo del nord – est, anche qui vale la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio, ma gli atti dell’inchiesta, anche in questo caso, mettono in evidenza uno stile di lavoro che suscita quantomeno delle domande.
Quell’alleanza tra Cl e la Padania, viaggio nella «lobby di Dio»
Postato il 29 novembre, 2010
in La lobby di Dio | 6 Commenti

Le convergenze politiche, gli interessi comuni. Indagine sul rapporto tra il movimento di don Giussani e la Lega
Ecco un estratto del libro-inchiesta «La lobby di Dio», oggi in libreria, scritto da Ferruccio Pinotti, in collaborazione con Giovanni Viafora (Chiarelettere editore). Il passo, tratto dal capitolo iniziale, mette in luce alcuni aspetti del rapporto tra il movimento di Don Giussani e la Lega Nord.
… La storia dimostra che tra Lega Nord e Cl il rapporto è sempre stato piuttosto contrastato, se non proprio ostile (Bossi in un comizio nel ’96 dette ai ciellini degli «sporcaccioni»). Dietro le quinte però i due mondi hanno lentamente – e sotterraneamente – cominciato ad avvicinarsi. Già in alcuni episodi del passato si riescono a intravedere i germi di quello che sarebbe diventato il nuovo patto di ferro. Uno di questi è quello accaduto nel lontano agosto del 1990, quando per la prima volta venne teorizzata «l’alleanza tra Comunione e liberazione, Liga veneta e Lega lombarda». Si tratta di un episodio ormai dimenticato, ma significativo per la sua natura profetica, che vide protagonista uno dei più noti vaticanisti italiani, Vittorio Messori. Invitato all’undicesima edizione del Meeting di Rimini a discettare – insieme al cardinale marchigiano Pietro Palazzini – sulla figura del beato Francesco Fà di Bruno, il giornalista riservò l’ultima parte del suo intervento ad un’analisi del processo di unificazione dell’Italia. «Il crimine del Risorgimento – disse – fu quello di lottare contro la sola cosa che in fondo univa gli italiani: il legame dato da una fede che non a caso si chiama “cattolica”, universale. Eppure fu proprio questo il legame che le logge, le minoranze che ci imposero quel tipo di unità, cercarono di distruggere».
Così il noto vaticanista arrivò alla conclusione: «Ci vuole un’alleanza tra il movimento di Comunione e liberazione, la Liga veneta e la Lega lombarda al fine di riparare i guasti del suddetto Risorgimento». Una proposta choc, che lì per lì non venne raccolta. Se non da un eccentrico avvocato veneto di Portogruaro, un certo Riccardo Scarpa, che qualche giorno dopo la relazione di Messori al Meeting depositò in tribunale una denuncia contro il vaticanista (e anche contro il cardinale Pietro Palazzini) per «attentato all’integrità, l’indipendenza e l’unità dello Stato ». Ma quella previsione, a distanza di anni, sembra essersi configurata in pieno. Nella sostanza, infatti, essa definiva uno dei futuri punti di incontro tra Lega e Cl, ossia la destrutturazione dello Stato, attuata tramite il federalismo o la secessione per gli uni; e tramite il principio della sussidiarietà per gli altri, con la delega al sistema di potere di Cl e Cdo di vasti pezzi della sanità e dell’assistenza sociale. A unire Cl con la Lega, tuttavia, non sono state solo le astrazioni concettuali, ma un vero e proprio scambio alla pari sullo scacchiere dei grandi business e degli equilibri politici e istituzionali. È stata Cl a porgere per prima la mano. Precisamente nel novembre 2008, quando nulla ancora lasciava presagire un possibile cambio di indirizzo politico del movimento, fino a quel momento schierato compatto dalla parte di Berlusconi. La riconciliazione della Lega con Cl avvenne durante un convegno «Federalismo fiscale e sussidiarietà», organizzato a Verona dalla Cdo. I ciellini vi invitarono a parlare il sindaco leghista Flavio Tosi e lo fecero interloquire con Giorgio Vittadini, storico leader ciellino.
Fu quasi un colpo di fulmine: Tosi e Vittadini si trovarono sul palco «a dire praticamente le stesse cose, a condividere il primato del pragmatismo sulle ideologie». E alla fine ci pensò lo stesso Vittadini a spiegare la ragione di quell’invito. «Noi dialoghiamo a tutto campo e la Lega al di là degli aspetti folcloristici tipo ampolle del Po, quando ragiona sui fatti è assolutamente interessante. Non possiamo non essere interessati a un federalismo molto sussidiario». Cl si è convinta così che la Lega poteva incarnarne il vero orizzonte politico post-berlusconiano; la Lega, dal canto suo, ha capito invece che per «ambire a diventare quello che trent’anni fa era la Democrazia cristiana» non poteva prescindere dal rapporto con un ambiente cattolico come quello di Cl, che «continua a rappresentare un considerevole blocco sociale e, perché no, di voti». Il sigillo sul nuovo «patto di ferro» si è rivelato quindi solo una questione di tempo: è stato sufficiente aspettare il Meeting del 2009, quello del trentennale a cui hanno preso parte ben quattro big del partito guidato da Umberto Bossi. E cioè: Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa; Flavio Tosi, sindaco di Verona, e i due futuri governatori leghisti del Nord, Luca Zaia e Roberto Cota.
Ferruccio Pinotti – Corriere del Veneto
Comunione e Liberazione SpA
Postato il 23 novembre, 2010
in La lobby di Dio | 14 Commenti

Affari, potere, uomini, da Formigoni a Bersani, nel libro di Pinotti e Viafora
PADOVA. Fede, affari, potere. Dalla «creatura» di don Giussani fino al «sistema» di Formigoni & C: Comunione e liberazione (l’alternativa alla Chiesa conciliare) si è trasformata nella Compagnia delle Opere indissolubilmente legata alla politica (non solo di centrodestra). E’ la lobby di Dio perfettamente descritta dal libro di Ferruccio Pinotti e Giovanni Viafora, cronisti puntuali in grado di offrire la prima compiuta «radiografia storica» di una realtà che anche in Veneto fa discutere.
Prima della pubblicazione di questa mole di informazioni di dominio pubblico, forse c’era chi ancora poteva arrampicarsi sugli specchi, sminuire nessi evidenti, negare appartenenze o fingere di non immaginare. Adesso, non più: è tutto squadernato fin nei dettagli. Compresa la fedeltà di Pierluigi Bersani (con il suo braccio destro Filippo Penati) e la “vocazione” di Matteo Renzi che tanto va di moda nel miope furore democratico.
E’ lo stesso humus della cosiddetta sussidiarietà che ha attecchito in Calabria come in Veneto. Perfino al di là delle inchieste della magistratura, l’organizzazione di questi «cattolici leninisti» si è prima incistata nei gangli del pubblico e poi ha macinato spietatamente finanziamenti, appalti, concessioni, contributi. Fino a diventare potere forte, dietro la facciata ammiccante della comunità religiosa. Tant’è che il Corriere della Sera ha definito il sindaco Flavio Zanonato «il Formigoni del Veneto». Ma sanità e Università (pubbliche) di Padova si dimostrano nei loro vertici più che ostaggio dei Memores Domini. A Venezia, invece, brilla il riferimento ecclesiastico e a Verona si è appena riorganizzata la CdO che fa «ponte» con la Lombardia.
Pinotti e Viafora accendono i riflettori, documentano tutto, evidenziano legami e storie. Vale davvero la pena leggersi anche le note a pie’ di pagina, perché dalle mani sulla politica e sull’economia si scopre un business che fa impallidire la stessa mitologia del Nord Est. Chi si immagina un libro «giustizialista» fa male i conti: il garantismo è fondamento della cultura laica. Se si pensa alla solita «inchiesta a tesi», è un altro errore: le testimonianze in presa diretta non occultano niente, nel bene e nel male. Infine, non c’è nessuna paura a chiamare persone, fatti e atti pubblici per nome e cognome: il re nudo è incapace di intimidire.
E’ la lobby formato holding con tanto di società anonime all’estero. Con coperture politiche che spaziano dalla Dc degli «squali» fino al Cavaliere e ai rami business oriented della vecchia Quercia. Con chiare complicità di convenienza perfino dentro le carceri. Dio fa da contraltare alle carriere di Lupi, Mauro, Vittadini, Debellini, Scholtz. E’ il bene pubblico che s’inabissa nel privato «sociale» fino a coincidere con il circolo ristretto degli «eletti» che grantiscono i voti.
Un’Italia di intoccabili e innominabili. Il libro di Pinotti e Viafora, al contrario, li cita uno per uno. Per di più connettendo funzioni, mappando gli interessi, verificando conti. Sintomatico il caso della sanità lombarda, accreditata di eccellenze gestionali più che paragonabili a quelle di casa nostra. Enrico De Alessandri (funzionario dell’assessorato regionale alla Sanità), è stato sospeso dal lavoro, dal 16 novembre al 16 dicembre 2009. Ha avuto la colpa di dare alle stampe Comunione e liberazione: assalto al potere in Lombardia, in cui dimostra il «potere monopolistico» di Cl con l’occupazione «militare» dei centri di potere. Ancor più inquietante l’esperienza di Alessandro Ce (capogruppo leghista alla Camera dal giugno 2001 all’estate 2005): racconta cosa significa, da medico e assessore regionale alla Sanità, «convivere» con i seguaci di Formigoni nell’amministrare 16 miliardi di euro. «Confrontarsi con una realtà così è stato devastante, per me c’è anche in Veneto; c’è un pacco alto così di società, enti, consiglieri di amministrazione, collegi di revisione che non fanno nulla, non segnalano mai niente, zero assoluto». Zaia è avvisato.
Del resto, un paio d’anni fa Eugenio Scalfari scriveva: «Nemmeno la mafia a Palermo ha tanto potere. Negli ospedali, nell’assistenza, nell’università…». Pinotti e Viafora non hanno aspettato il richiamo del Capo dello Stato per applicarsi al giornalismo d’inchiesta: «Fanno parte della Compagnia delle opere aziende come Aslan di Padova (sanificazione e sterilizzazione con ozono). E le Industrie Guido Malvestio Spa, una societa che fornisce arredamenti per la sanità». E sempre per restare alla «compagnia dei pellegrini» formato Vip, si scopre il segreto dell’acqua calda: «Fa capo alla Cdo anche la cooperativa sociale Giotto, che ha vinto l’appalto – all’interno del carcere Due Palazzi – per il lavoro dei detenuti, ricevendo sostanziosi finanziamenti dall’Unione europea e dalla Cassa di Risparmio. Tra i progetti finanziati c’e quello della costruzione di 27 call center per il lavoro dei detenuti all’interno del carcere: attualmente ne sarebbero attivi solo quattro. Sfruttando il buon nome della CdO, la cooperativa Giotto ha stretto un accordo con l’Azienda ospedaliera di Padova, ottenendo che il servizio di prenotazione delle visite specializzate dell’ospedale di Padova fosse affidato al call center del carcere».
Tutto nero su bianco. Con accesso agli atti pubblici. Informazione allo stato puro. Con buona pace della comunicazione istituzionale in perenne conflitto d’interesse, che non sopporta la «curiosità criminale» in grado di rivelare cosa c’è dietro le quinte.
Questo libro di Pinotti e Viafora dovrebbe essere adottato dall’Ordine dei Giornalisti, non solo per l’esame professionale. Potrebbe diventare un’ottima materia di approfondimento per i ricercatori, alle prese con il doppio gioco del Bo. Sarebbe soprattutto il miglior antidoto alla cura senza consenso informato che regna in via Giustiniani. Insomma, da domani nessuno potrà più cadere dalle nuvole.
E’ già successo vent’anni fa. Anche all’epoca, la lobby era stata descritta con largo anticipo. Basta saper leggere per evitare di essere complici o, peggio, conniventi.
22 novembre 2010 – di Ernesto Milanesi
La lobby di Dio
Postato il 19 novembre, 2010
in La lobby di Dio | 95 Commenti
Più potente dell’Opus Dei, più efficiente della massoneria. Questo libro racconta per la prima volta dall’interno come funzionano Comunione e liberazione e il suo braccio finanziario, la Compagnia delle opere (una rete di più di 34.000 imprese, un fatturato complessivo di almeno 70 miliardi di euro). Un potere che sembra inarrestabile. “Questo nostro modello conquisterà l’Italia” ha detto Roberto Formigoni. Il modello, in gergo ciellino, si chiama “amicizia operativa”. E oggi sempre più imprese, complice la crisi finanziaria, si avvicinano a Cl per godere dell’ombrello protettivo della Compagnia delle opere.
In questo libro, con la tecnica del racconto in presa diretta, si propone la prima vera inchiesta su Cl con interviste esclusive ad alcuni appartenenti ai Memores Domini, i “monaci guerrieri” che praticano la castità e vivono in residenze comuni, secondo uno stile di vita che molto ricorda quello dei numerari dell’Opus Dei (Formigoni è il più illustre tra i Memores Domini). Insieme ai Memores, la testimonianza dura e lucidissima di un fuoriuscito dal movimento (“Dovevo allontanarmi da questa situazione tossica”) e quella di uno psicoterapeuta che ha conosciuto molti militanti di Cl e ne racconta fragilità e paure (“La dipendenza che crea è molto profonda”).
Fondamentali la politica e gli affari: i rapporti del movimento con Berlusconi fin dagli anni Settanta (nel 1978 nasce “Il Sabato”, il settimanale di Cl finanziato dall’attuale premier) e i legami con la sinistra (Bersani al Meeting di Rimini 2003: “Solo l’ideale lanciato da Cl negli anni Settanta è rimasto vivo”) e con la Lega Nord. Dall’università alla scuola, alla sanità, alla finanza, all’edilizia, ai servizi sociali e all’assistenza, quello legato a Cl è un business che vale miliardi di euro e seduce tutti, imprenditori, politici e uomini d’affari. Non senza conseguenze giudiziarie, come dimostrano le inchieste Oil for Food, Why Not, La Cascina, oltre a quella della Procura di Padova sui fondi Ue o i procedimenti che hanno toccato la sanità lombarda.
*****
“Una Chiesa dominata dall’affettuosa confidenza con banchieri e imprenditori…è il linguaggio di un conservatorismo moderno che si esprime la strana indulgenza Ciellina per i malfattori, contrapposta alla severità con cui additano i moralisti.”
Gad Lerner,
“la Repubblica”, 28 agosto 2010
*****
Con la collaborazione di
Giovanni Viafora, ventinove anni, giornalista, è laureato in Giurisprudenza a Padova. Scrive sul «Corriere del Veneto», dorso regionale del «Corriere della Sera» e collabora con Mediaset. Nel 2009 ha collaborato con Ferruccio Pinotti e Udo Gümpel ne L’unto del Signore (Bur 2009). Per questa inchiesta ha curato, in particolare, il capitolo sui rapporti tra Cl e la politica, e la parte riguardante l’inchiesta padovana sui presunti corsi di formazione nel Nordest.
Ior tra denaro e paradiso fiscale
Postato il 16 ottobre, 2010
in Poteri Forti | Lascia un commento
La magistratura romana interviene e blocca una operazione finanziaria dell’Istituto Opere Religiose perché non ha di rispettato le norme antiriciclaggio dell’Unione Europea, il Vaticano reagisce invocando la propria autonomia di Stato sovrano, ne nasce un caso.
keep looking »



























